Sassi nello stagno (Luca Gorreri, 2016)

1Uno stagno, per definizione, è uno specchio d’acqua di piccole dimensioni, poco profondo e di conformazione particolarmente quieta e silenziosa. Può essere l’habitat perfetto per forme di vita di limitata corporatura, così come per vegetazioni acquatiche di particolare fascino estetico e, come letteratura e arte figurativa insegnano, anche etico. Tutto, in uno stagno, è docile e tranquillo, tutto trascorre il proprio tempo terrestre sotto l’ala protettrice della propria natura e dell’avvicendarsi eterno e regolare delle stagioni. Ma cosa succede se qualcuno o qualcosa, dall’esterno, lascia cadere nello stagno un oggetto estraneo come un frammento di roccia, una pietra, un sasso? Succede che la quiete eterna dell’acquitrino viene sconvolta da una serie di onde circolari perfette che si propagano verso l’esterno in cerca di nuove soluzioni da considerare, nuovi luoghi da esplorare, nuove strade da attraversare e nuovo tempo da percorrere, per poi cessare il loro flusso e lasciare che tutto torni alla sua primordiale tranquillità.

Luca Gorreri – esordiente filmaker con una spiccata e non comune predilezione per il cinema documentario – non poteva scegliere metafora migliore per definirie i contorni della sua splendida opera prima Sassi nello stagno, da lui scritta, diretta e prodotta in commemorazione (e speranzoso recupero ideologico) dell’enormità che fu il Salso Film & Tv Festival di Salsomaggiore Terme (ex Incontri Cinematografici di Monticelli Terme e Incontri Cinematografici di Salsomaggiore Terme, poi Emilia Romagna terra di Cineasti e Cinema Art Festival).

Adriano ApràAttraverso amichevoli e apertissime conversazioni con i principali protagonisti di quello che fu un vero e proprio miracolo nazionale di settore (il direttore Adriano Aprà, il vicedirettore Patrizia Pistagnesi e il segretario generale Luciano Recchia in primis, con interventi, tra gli altri, anche di Enrico Ghezzi) Gorreri ripercorre gli anni tra il 1977 e il 1989, periodo in cui il Salso Film & Tv Festival visse momenti ineguagliabili di reciproco sostegno e influenza culturale tra il territorio, gli organizzatori, numerosi giovani autori (da lì emersero nomi ormai celebri come Marco Tullio Giordana, Silvio Soldini, Fiorella Infascelli, Silvano Agosti) e nomi di fondamentale importanza nel seminale panorama filmico internazionale (soprattutto europeo) contemporaneo.

Moltissime furono le eminenze cinefile che sostennero e presenziarono al Salso Film & Tv Festival (Bertolucci, Godard, Fuller, Jarmusch, Almodovar, Kaurismaki, un non ancora focalizzato Wenders, il non ancora considerato talento dei fratelli Coen) e Gorreri, col prezioso supporto dei suoi protagonisti, li fa rivivere sullo schermo attraverso l’utilizzo di una molteplicità metalinguistica che si fa tentativo di riproposizione di un reale, di quel reale, di ciò che fu alla base di un’esperienza senza precedenti e assolutamente innovativa per l’epoca in questione (complice principale fu l’innesto salvifico della predisposizione cineclubbistica proveniente dalle esperienze di organizzatori e addetti ai lavori).

3Ma Sassi nello stagno non è un semplice documentario, così come Gorreri non è soltanto un filmaker. Si può parlare di vera e propria esperienza autoriale, infatti, nel momento in cui l’impronta documentaristica di Gorreri – comunque sempre molto presente ed efficace nel suo necessario atto narrativo – non lascia strada ma attira verso di sé – fino ad inglobare quasi completamente – tutta una serie di forme, stili e configurazioni visive proprie di differenti eppure, qui, complementari sfumature filmiche. Una simile scelta risulta essere perfettamente coerente con il dispiegarsi graduale del racconto documentaristico incentrato sulle molteplici ed estremamente eterogenee personalità ospitate a Salsomaggiore Terme. Pertanto, si parte da un linguaggio fatto di puri documenti (testionianze e – pochi – scritti dell’epoca) ma costruito con una particolarissima attenzione (non solo) emotivamente letteraria, dove è lo stesso Gorreri ad accompagnare sullo schermo l’atto stesso della creazione filmica nell’avvicendarsi metalinguistico dei protagonisti innalzati a motore principale dell’azione, trasformandosi, di fatto, in vero narratore autoesclusosi (anche se mai del tutto, anzi) per il bene della questione; e si giunge ad una strabiliante escursione audiovisiva dove il linguaggio diventa padrone del tutto nella sua sorprendente capacità di accompagnare ogni visione e recupero mnemonico parlando la medesima lingua di ognuno di essi (Godard, Hellman, le liberatorie non-costruzioni di Ghezzi per Fuori orario).

Un altro importantissimo – quando non centrale – nucleo discorsivo posto in essere da Gorreri in Sassi nello stagno è, sicuramente, il difficilissimo rapporto che una certa ideologia avanguardistica e sperimentale di cinema contemporaneo, proprio in quegli anni, stava portando fermamente avanti in un recinto spaziotemporale socialmente e ideologicamente (e politicamente?) chiuso e restio (da qui la calzante metafora del sasso nello stagno; alzi la mano chi, tra noi, non vive mai situazioni del genere) innalzando lo scettro rivoluzionario del padroneggiamento più assoluto di una nuova forma comunicativa ed espressiva in piena via di ridefinizione continua (le nuove tecnologie, l’avvento della televisione, i nuovi media, il video). Un discorso, questo, assolutamente teletrasportabile ai giorni nostri così come in qualunque epoca e situazione presente e futura, visto il continuo respingersi tra una visione cinefila rivolta al concetto di evoluzione e una situazione antropologica, più che sociale, che lascia ben poco adito a speranze future.

4Tutto questo, se vogliamo, fa di Sassi nello stagno non solo un documento di grandissimo valore storico e storicamente cinematografico, ma un vero e proprio romanzo verista da grande schermo, con necessarie quanto inevitabili deviazioni surrealiste o, per l’appunto, puramente metalinguistiche. Ciò dimostra come Gorreri sia un autore assolutamente in grado di padroneggiare estremamente bene i mezzi a disposizione per disvelare un discorso che parte dal Cinema per diventare Cinema esso stesso, quando non lo trascende per farsi opera eterna nella speranza del ripristino di quel fondamentale potere attivamente comunicativo che l’Arte, quella vera, non deve mai dimenticare di detenere.

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