Essi vivono (John Carpenter, 1988)

1Novembre 2016. Sono giorni estremamente difficili per chi non accetta i non prolifici ritorni al passato. Donald Trump vince le elezioni su Hillary Clinton e diventa il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Di ritorno al passato – almeno politicamente parlando – si tratta effettivamente, in fin dei conti, perché le analogie con l’era reaganiana della presidenza a stelle e strisce c’è praticamente tutta: ulteriore innalzamento della classe dirigente capitalista a macchinista assoluto nella stanza dei bottoni, promozione dell’economia speculativa a conduzione monetaria globale, razzismo, isolazionismo compulsivo e abolizione dell’essere in triste favoreggiamento per l’apparire (Reagan era un attore, Trump è un egocentrico personaggio mediatico prima ancora che magnate; ogni riferimento a nostri connazionali è puramente casuale). Manca, probabilmente, solo un minimo di esperienza politica precedente all’elevazione a pericolosissimo padrone del mondo che per Reagan, in realtà, c’era (Governatore della California dal 1967 al 1975 prima di diventare presidente e di mantenere la carica dal 1981 al 1989).

C’è un film (e un regista) che più di moltissimi altri ha saputo descrivere (e descrive ancora oggi surclassando beceri tentativi di imitazione col sorriso sulle labbra mascherate) la più profonda e oscura realtà celata dalla consueta ceralacca di finto perbenismo o clientelismo dal volto umano. No, non si tratta Clint Eastwood (da sempre filorepubblicano – appoggiò anche Reagan a suo tempo – ma dedicargli un serio boicottaggio al botteghino, unicamente in questo caso di ingiustificabile patteggiamento, non sarebbe cosa tanto sgradita; se non si è ancora convinti, pregasi rivedere quell’abominio propagandistico che è American sniper) ma del maestro John Carpenter, vero e proprio vate di quella non-Hollywood alternativa che ha saputo gettare il vero seme della lucida follia per interi generi cinematografici, in primis l’horror e, soprattutto, il thriller. Esemplari sono, da sempre, Halloween – La notte delle streghe (1978), Fog (1980), 1997: Fuga da New York (1981), La cosa (1982) o Il seme della follia (1995), perché tutti hanno un fondamentale e imprescindibile comun denominatore: per quanto possano ispirarsi alla meccanica quantistica e alle intuizioni metaforicamente surreali alla H.P. Lovecraft (da sempre principali ispirazioni carpenteriane), si tratta di pellicole radicalmente incentrate su tematiche potentemente reali come la natura umana e i rapporti interpersonali regolati dalla vita sia sociale che politico-economica.

Secondo forse solo a Quinto potere di Sidney Lumet (1976), tralasciando la ovvia distinzione di genere, Essi vivono (They live) del 1988, tra tutti i maggiori film di Carpenter, è una pellicola insuperabile nella sua perfezione non tanto formale quanto contenutistica. Sottovalutatissimo all’uscita ma anche nel corso degli anni, Essi vivono è un film da rivedere e assimilare una volta per tutte perché capace di scompigliare ora e per sempre – e con un coraggio ormai più che raro – le carte in tavola per battersi senza esclusione di colpi contro capitalismo consumistico e istituzioni governative isolazioniste.

2John Nada (interpretato a dovere dal wrestler Roddy Piper) è un disoccupato che sceglie di trasferirsi da Denver a Los Angeles in cerca di lavoro. Giunto nella metropoli, John viene assunto in un cantiere grazie all’aiuto dell’afroamericano Frank Armitage (Keith David) che lo invita anche a sistemarsi assieme a lui in un campo di baracche in periferia. Stabilitosi lì, la notte stessa John nota strani movimenti in un palazzo poco distante, nonché il susseguirsi di strani eventi tra cui un predicatore cieco che invoca un non ben definito risveglio e un’interferenza televisiva che apre spazio a un uomo impegnato a divulgare inquietanti messaggi apocalittici. Incuriosito, dopo una retata della polizia John si infila in una chiesa in cui trova una serie di indizi che sveleranno quel luogo come il nascondiglio gestito dall’uomo che appariva nelle interferenze televisive. Ma ciò che più di tutto attira l’attenzione di John è una scatola contenente degli strani occhiali da sole. Indossandone un paio in giro per la città, John si accorge che quegli occhiali offrono una visione della realtà alternativa rispetto a quella che è possibile fronteggiare quotidianamente ad occhio nudo. Inizia così, allora, un vero e proprio viaggio che John intraprende alla scoperta delle più terrificanti stratificazioni che costruiscono la facciata di una realtà ben più profonda e tenebrosa di quanto si possa anche lontanamente immaginare, una realtà in cui molte persone, nella verità che emerge da essa, hanno sembianze aliene mostruose e ogni singola immagine sia pubblicitaria che informale nasconte un substrato di pura propaganda totalitaria.

Carpenter, da sempre, è tra i pochi – pochissimi – autori cinematografici capaci di privarsi di ogni minimo scrupolo pur di esprimere il proprio pensiero e il proprio punto di vista sull’esistenza terrena. E se questo pensiero o punto di vista coincide con una presa di coscienza a dir poco apocalittica nei confronti della realtà circostante, allora tanto meglio calcare la mano e tirar fuori dal cilindro una gemma assoluta per un più che perfetto discorso sulla condizione umana e civile contemporanea.

3Abbandonati momentaneamente gli stilemi tecnici più efficaci per la creazione di un cinema di tensione (per quanto comunque presenti, oltre che nel make up, in una tecnica di montaggio non più unicamente cardiopalmica ma visivamente disvelativa – e non potrebbe essere altrimenti), Carpenter capovolge eventuali diktat del genere thriller-horror per costruire, mattone dopo mattone, una realtà perfettamente aderente a quella effettiva, sebbene la metafora dei “mostri” che sono attorno a noi appartenga più al ramo fantascientifico che a una narrazione potenzialmente drammatica. Ma è proprio questo il punto: scoprire, svelare e tramandare, una volta per tutte, la vera Apocalisse, il vero Inferno in Terra. Non si tratta di un meteorite in arrivo, della collisione con un pianeta nascosto o del giudizio divino: si tratta di un culto della finzione criticato aspramente, non a caso, proprio da un prodotto di fiction, cioè basato su una costruzione ben precisa di eventi che talvolta, però, può risultare molto più aderente al reale di una fedele ricostruzione documentaristica (per quanto anche quel nobile genere detenga enormi esempi di falso a scopo enunciativo); si tratta di ruggire il proprio condivisibilissimo “j’accuse” contro quell’apparire mediatico e tristemente esistenziale che eviscera, stupra e smembra ogni tentativo di evoluzione per una qualunque ipotesi di essere. “Gloria e vita alla nuova carne”, per dirla alla Cronenberg di Videodrome (1983), perché proprio di nuova costituzione si tratta (l’aspetto umano degli “alieni”). Non è un caso, allora, nemmeno se proprio il compianto Roddy Piper, eccentrico e amato lottatore di wrestling, viene scritturato per il ruolo da protagonista in quanto stimato professionista che ha fatto del suo corpo, proprio mediaticamente, la sua fonte di reddito. Tra le tantissime altre, dunque, equivale a magnificenza contenutistica assoluta quella sua soggettiva con e senza i salvifici occhiali scuri (altro oggetto semioticamente rilevante: potenziale metafora del proteggersi dalla finta luce circostante polarizzando lo sguardo, diegetico e ideologico, sulla vera realtà dei fatti); da una semplice totale di una strada losangelina emerge un ammasso confuso e indistinto di messaggi subliminali più potenti di una qualunque lobotomia. Niente di più puramente reale, se si considera le più sottili strategie di marketing commerciale e politico dgli ultimi decenni di vita dell’intero pianeta.

Se proprio occorre tornare al passato per capire i motivi della scelta oltreoceanica di questo presente, allora torniamo al 1988 che è anche il 2016 visto da Carpenter e smettimola di fare abuso di paragoni più o meno profetici. Un profeta non è altro che un essere umano dotato di capacità intellettuali più lungimiranti rispetto a quelle di molti suoi simili. Purtroppo per lui (e per noi), però, i mostri ipotizzati hanno vinto. Domani sarà davvero un altro giorno?

4La nostra natura umana si è lasciata sopraffare dalle istituzioni esistenti, crediamo di essere ricchi e invece siamo precipitati nell’abisso dell’aridità e della miseria, privandoci di ogni aspirazione, espressione e valore umano. Questi artifici ci mantengono in uno stato di banalità elevata impedendoci di vedere la degradazione con la quale abbiamo schiacciato il mistero di Dio che è in noi, e se continueremo a vegetare nella vigliaccheria, nella cecità e nel mutismo sarà la fine. Si sono impadroniti della Terra e ci manovreranno indisturbati finché non li scopriremo e quando ci avranno annientati useranno la melma della nostra materia per concimare i loro giardini”.

A volte quando guardo la tv mi dimentico la mia identità e mi sento improvvisamente l’eroina di una serie o la conduttrice di uno spettacolo. Guardo le mie foto sui giornali mentre scendo da una limousine. L’unica cosa che conta è diventare famosa. La gente mi guarda e mi adora! Io non invecchio mai, sono diventata immortale!”

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